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Fino al cuore della rivolta



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INCONTRO DI GENERAZIONI SOTTO I CASTAGNI
Ivan Della Mea

Fosdinovo. Dall'1 al 4 agosto, e anche prima, e anche dopo già lo so, ho dato il mio contributo all'organizzazione di una serie di attività «fino al cuore della rivolta». Fatica di mente e di braccia dei giovani degli Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani. Dovessi dare conto dei patrocinanti e contribuenti a vario titolo, dalle sezioni Anpi della zona alla Regione Toscana ai vari Comuni, alle associazioni istituzionali e non abbisognerei di troppe righe manifeste: insomma, s'era in tanti, ma il merito primo di tutto l'ambaradam tocca a Simona, Lucia, Alessio, Luca, Cesare e i giovani, alcuni giovanissimi volontari dell'«Associazione Culturale Blanca Teatro». L'Istituto Ernesto de Martino ha dato il suo. Personalmente ho avuto tre grandi regali, di quelli davvero belli: ho conosciuto e subito è stato affetto Paolino Ranieri, 96 anni, partigiano combattente, sindaco di Sarzana per 25 anni e lui mi ha detto ti leggo sempre e quasi sempre sono d'accordo ma non dici mai alla fine che cosa si dovrebbe fare. Qualche volta l'ho anche detto gli ho risposto e ora altro dirò in queste righe. E poi, Luigi Fiori, mani d'oro, partigiano di 89 anni, pronto a discutere con chissisia; e Laura Seghettini partigiana combattente che mai ha smesso né smetterà di resistere a 86 anni: tre regali che fanno conoscenza e coscienza e che danno aria alla mente e al cuore. E, ancora, convegni sulla storiografia orale e documentale con Cesare Bermani e Giovanni Contini e Alessandro Casellato e Angelo D'Orsi ed Eros Francescangeli e Angela Persici dell'Istituto Pedagogico della Resistenza. E, ancora, concerti con Cisco, BandaJorona, Apuamater Cyberfolk, Zuf de Zur, Daniele Sepe, Marco Rovelli LibertAria e lo scrivente con l'aiuto prezioso di Davide Giromini a far da prezzemolo e se qualcuno dimentico non se l'abbia a male. Di riffa e di raffa di Resistenza sempre si è parlato con l'urgenza diffusa di dirci che cosa significa resistere oggi, perché oggi resistere tocca perché il fascismo c'è e c'è il razzismo.

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(Ivan Della Mea e Paolino Ranieri, foto di Monia Fossile)

Ci si disse che lottare e resistere e se necessario attaccare si deve, a oltranza, perché il manifesto e Liberazione devono vivere e quindi, cari compagni manifesti e liberatori, dovete dirci che cosa insieme possiamo fare subito. Ci si disse lì sotto i castagni secolari e testimoni che la Costituzione è sacra e intangibile e che in quanto tale va difesa a oltranza con tutti i mezzi. Ci si disse che gli Istituti Storici della Resistenza e del Risorgimento e gli Istituti Gramsci vanno difesi culturalmente e fisicamente. Di mio aggiungo che anche l'Istituto Ernesto de Martino va sostenuto e difeso «fino al cuore della rivolta». Ci si disse, e qui si propone con forza, che l'Arci dovrebbe rimettere ben stampata su tutte le tessere la scritta d'antan e cioè che è un'associazione democratica e antifascista e antirazzista: a Paolo Beni a Francesca Chiavacci ai dirigenti tutti chiediamo che nella tessera 2009 compaia questa scritta che fa cultura e impegno. Ci si disse, ci siamo detti ed è stato un dirsi di non so quante generazioni: dai 96 anni di Paolino Ranieri ai tanti giovani e giovanissimi. Certo, come è stigmatizzato dal manifesto e da tutta la propaganda della quattro giorni fosdinovese, gli scarponi in primo piano sono consunti, rotti. Ebbene, 65 anni fa la gran parte dei partigiani cantava «scarpe rotte eppur bisogna andar»; le scarpe, quelle, oggi sono certamente più rotte e consunte eppure tocca andare. Ancora. Ora.
(il Manifesto, 8 agosto 2008)


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