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Stragi nazifasciste nel territorio apuano e lunigianese

La macrozona nella quale transitava la parte occidentale della Linea Gotica fu senz’altro uno dei territori più colpiti, per quantità di stragi e numero di vittime, dal terrore nazi-fascista. Sulle popolazioni della Lunigiana e del territorio apuano si abbatterono, soprattutto nel periodo dell’estate del 1944, le più feroci tecniche di distruzione delle truppe tedesche, sia della Whermacht che della XVI Divisione SS “Reichsfhürer”, in quel periodo di stanza nel Castello Malaspina di Fosdinovo con il 16° Battaglione comandato da Walter Reder.

Nella lunga scia di massacri indiscriminati che causarono la morte violenta di migliaia di persone, in larghissima misura donne e bambini inermi, va sicuramente ricordata la follia del 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema, quando Reder e le sue SS, coadiuvati da fascisti italiani, trucidarono circa 560 civili nell’abitato e nei paesi circostanti.

Gli ostaggi presi a Sant’Anna, in tutto 53, vennero impiccati con filo spinato una settimana dopo, il 19 agosto, nel piccolo abitato di Bardine di San Terenzo, Comune di Fivizzano, in risposta ad uno scontro a fuoco di due giorni prima durante il quale la FormazioneUlivi” aveva ucciso 16 soldati delle SS. Per raggiungere la cifra di 160 civili uccisi (secondo il rapporto che valutava la vita di un tedesco pari a quella di 10 italiani), le SS rastrellarono, radunarono e mitragliarono nel vicino borgo di Valla 107 persone, in quella che diverrà nota come “strage degli innocenti” per l’alto numero bambini tra le vittime.

Solo 5 giorni dopo, il 24 agosto, nel corso del vasto “rastrellamento del Monte Sagro” contro le formazioni partigiane apuane, la ferocia nazi-fascista si abbatte con una violenza inaudita su Vinca, paese collocato ancora nel Comune di Fivizzano e ben visibile dalle cime del Sagro. Non vengono risparmiate donne incinte, vecchi e bambini, che ancora una volta costituiscono la maggioranza delle vittime. Alla fine se ne conteranno 173, senza considerare le decine di morti causate in ogni villaggio travolto dal rastrellamento.

Il 16 settembre, poco prima di partire alla volta di Marzabotto, i reparti della XVI Divisione SS “Reichsfhürer” entrano nell’abitato di Bergiola Foscalina, sopra Carrara, e massacrano barbaramente 72 civili (ancora una volta per la maggior parte donne e bambini). Lo stesso giorno vengono prelevati dal carcere del castello Malaspina di Massa 159 detenuti, trasportati sulle rive del fiume Frigido, fucilati e sotterrati in un cratere creato da un bombardamento.
Le storie di Mommio, Forno, Castelpoggio, Tenerano, Marciaso e altre decine di paesi e villaggi  sono altri fatti che oggi sembrano incredibili ma che in tempo di occupazione nazi-fascista erano la quotidianità della popolazione.

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