Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani
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Fino al cuore della rivolta



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1940

1940

12 marzo: la Finlandia è costretta a firmare la pace a Mosca ed a cedere all’URSS l’istmo di Carelia e la base navale di Hangö. Le difficoltà della vittoria sovietica sulla Finlandia ebbero notevole importanza nel determinare le fasi successive della guerra, difatti influirono nella valutazione negativa di Hitler sulla reale efficienza dell’Armata Rossa e quindi sulla sua decisione di attaccare l’URSS.

18 marzo: Hitler e Mussolini si incontrano al Brennero. Il dittatore italiano dichiara che l’Italia è pronta a scendere in campo contro gli anglo-francesi.

9 aprile: le truppe tedesche occupano la Danimarca e invadono la Norvegia, la quale capitola il 10 giugno dopo una notevole resistenza appoggiata dalle truppe alleate.

10 maggio: Hitler ordina alla armate tedesche di iniziare l’offensiva ad occidente con l’obiettivo di liquidare la Francia e di completare l’accerchiamento della Gran Bretagna. In base al piano elaborato dal generale von Manstein, 80 divisioni della Wehrmacht, di cui 10 corazzate, mossero contro il nemico: in breve capitolarono l’Olanda (15 maggio) e il Belgio (28 maggio). Le truppe tedesche il 24 maggio erano già arrivate di fronte alla città francese di Dunkerque e contemporaneamente, grazie al massiccio impiego di carri armati, superarono le Ardenne e la Mosa, sfondando le fortificazioni della "Linea Maginot". L’esercito francese e il Corpo di spedizione britannico avevano subito una clamorosa sconfitta. In Gran Bretagna il primo ministro Arthur Chamberlain viene sostituito dal capo conservatore Winston Churchill, il quale proclamò al mondo intero la volontà della Gran Bretagna di resistere fino alla vittoria.

10 giugno: Mussolini parlando al popolo italiano disse che era giunta «l’ora delle decisioni irrevocabili», in realtà per paura di rimanere escluso dalla spartizione del bottino al momento (ritenuto prossimo) della vittoria finale, dichiara guerra a Francia e Gran Bretagna.

14 giugno: le truppe tedesche entrano a Parigi; il governo francese si trasferì prima a Tours e successivamente a Bordeaux.

16 giugno: Paul Reynaud, presidente del consiglio francese, cede i poteri al maresciallo Henry Pétain (17 giugno) favorevole alla firma dell’armistizio.

18 giugno: appello del generale Charles de Gaulle a Londra affinché la Francia continui a lottare contro la Germania nazista. Nasce per iniziativa dello stesso De Gaulle, il "Comitato nazionale dei francesi liberi".

21 giugno: l’esercito italiano con oltre 300.000 uomini, male armati e male equipaggiati, attacca il fronte francese, registrando notevoli perdite ed una preoccupante inefficienza.

22 giugno: l’Armistizio franco-tedesco, viene firmato a Rethondes, nello stesso vagone ferroviario nel quale l’11 novembre 1918, i tedeschi avevano firmato il precedente armistizio tra i due paesi.

24 giugno: Armistizio italo-francese, l’Italia ottiene la smilitarizzazione di una fascia larga 50 miglia lungo il confine franco-italiano e libico-tunisino, più la concessione del porto di Gibuti (Somalia francese).

28 giugno: il governo inglese riconosce De Gaulle capo delle forze della Francia libera, a cui si uniscono le forze dell’Africa equatoriale francese (28 agosto).

8 – 9 luglio: al largo della costa calabra, all’altezza di Punta Stilo, si ha il primo scontro navale di un certo rilievo tra una squadra inglese (1 portaerei, 3 corazzate, 5 incrociatori leggeri, 6 cacciatorpediniere), comandata dall’ammiraglio A. B. Cunningham, e una italiana (2 corazzate, 6 incrociatori pesanti, 12 leggeri e numerosi cacciatorpediniere), guidata dall’ammiraglio I. Campioni. La battaglia navale di Punta Stilo segna la prima sconfitta per la Marina Militare Italiana. Impreparata a svolgere i suoi compiti tattici e strategici, sia per il distacco tecnologico derivato dall’assenza di portaerei e di radar nella propria flotta, sia a causa dell’esiguità del carburante, la MMI fu costretta a limitare notevolmente l’impiego a lungo raggio delle due squadre navali di La Spezia e di Taranto.

10 luglio: il parlamento francese, riunito a Vichy, conferisce il potere costituzionale al maresciallo Pétain, atto che mette ufficialmente fine alla III Repubblica francese nata il 4 settembre 1870.

19 luglio: Hitler propone alla Gran Bretagna la resa ma di fronte al netto rifiuto di Churchill, decide di dare inizio all’Operazione Leone marino, cioè l’invasione dell’isola dopo che i bombardamenti della Luftwaffe (l’aviazione tedesca sotto il comando del maresciallo Hermann Göring) avessero creato, con la distruzione delle difese costiere e degli aeroporti, le premesse per uno sbarco massiccio delle forze di terra.

1 agosto: Hitler dirama la «Direttiva ultrasegreta n. 17» con l’ordine categorico per l’aviazione tedesca di "schiacciare l’aviazione inglese con tutti i mezzi a sua disposizione".

3 agosto: in Africa Orientale, inizia l’attacco italiano contro la Somalia britannica.

11 agosto: alla vigilia dell’attacco aereo tedesco, l’aviazione britannica, la Royal Air Force (RAF), disponeva di 704 caccia operativi, di cui 620 tra "Hurricane" e "Spitfire", appoggiati da 350 bombardieri. La Luftwaffe contava dalla sua, ben 2.669 velivoli, in buona parte bombardieri, tra cui i bombardieri in picchiata "Stukas", mentre il reparto dei caccia comprendeva 933 velivoli; lo Stato Maggiore tedesco sosteneva che sarebbero bastate quattro settimane per eliminare la RAF al completo.

13 agosto: È il "Giorno dell’aquila", l'Adlertag come viene battezzato con nome convenzionale il primo giorno dell’azione di bombardamento cui l’aviazione tedesca sottoporrà per settimane i centri inglesi, i campi di aviazione, gli stabilimenti aeronautici.

settembre: la Germania, dopo la controffensiva inglese all’avanzata italiana in Egitto, invia in Libia rinforzi aerei e truppe corazzate, l’Afrikakorps, al comando di Erwin Rommel.

13 settembre: ha inizio l’offensiva italiana in Egitto.

17 settembre: nonostante i pesanti bombardamenti, la Gran Bretagna non si piegò e grazie all’abilità dei piloti della RAF e all’utilizzo dei primi radar, costrinse Hitler a rinviare la progettata invasione, anche se i bombardamenti tedeschi continuarono incessantemente con logica terroristica specialmente su Londra e rasero al suolo intere città come Birmingham e Coventry. Il fallimento dell’Operazione Leone marino ebbe un grande significato, perché fermò lo slancio di conquista della Germania nazista e diede inizio ad una guerra di usura, come già era avvenuto nella prima guerra mondiale la "guerra lampo" risultò un’illusione.

27 settembre: firma del "patto Tripartito" tra Germania, Italia, Giappone. Il Giappone riconosce e rispetta la leadership di Germania e Italia nello stabilire un nuovo ordine in Europa, a loro volta Germania e Italia riconoscono la leadership del Giappone nello stabilire un nuovo ordine nell'Est dell'Asia. I tre paesi inoltre si impegnano ad aiutarsi vicendevolmente con tutti i mezzi politici, economici e militari, qualora una delle tre Nazioni firmatarie sarebbe stata attaccata da una potenza non coinvolta nella guerra in Europa o nel conflitto Cino-Giapponese.

28 ottobre: Mussolini dichiara guerra alla Grecia, ma a causa dell’impreparazione dell’esercito, partito dall’Albania, subisce l’immediata controffensiva greca e viene costretto a chiedere l’aiuto di Hitler. La "guerra parallela" del fascismo italiano iniziava a rivelarsi agli occhi del mondo e soprattutto degli sprezzanti alleati tedeschi, solamente uno slogan propagandistico di Mussolini.

11 novembre: attacco di autosiluranti inglesi alla base navale di Taranto, la MMI subisce nuove e pesanti perdite.

18 dicembre: Hitler emana la «Direttiva n.21» per la preparazione di una rapida campagna contro l’URSS entro il 15 maggio 1941, denominata Operazione Barbarossa.

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