Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani
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Fino al cuore della rivolta



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1944

1944



Gennaio: alla Spezia viene sciolto il Cln e ne viene costituito un secondo, presieduto da Ennio Carando, comunista, con membri Pietro Beghi socialista, Mario Da Pozzo per il Partito d’Azione, Paolo Boracchia per i democristiani e Carlo Naef per i liberali. Renato Jacopini “Marcello Moroni”, Mario Fontana “Turchi” e l’avvocato Ghironi “Rudy” assumono responsabilità di coordinamento militare della Resistenza spezzina e di parte della Lunigiana. Al Cln spezzino, sebbene operi nel parmense, aderisce anche la banda dei fratelli “Beretta”, futura Brigata “Cento Croci”. In alta Lunigiana, con base a Sassalbo, nasce un gruppo partigiano al cui comando viene posto il sottufficiale di marina spezzino Renzo Ferrari. Altri gruppi si stanziano nella Val di Taro, a Zeri, a Sesta Godano e ai Casoni.


20 gennaio: i gappisti spezzini attaccano un tram carico di militi della X MAS, molti dei quali rimangono feriti. Nello scontro muoiono anche due operai.


1 marzo: anche alla Spezia, come in tutta l’Italia settentrionale, gli operai delle principali fabbriche della città si fermano ed entrano in sciopero, bloccando la produzione industriale della città. Gli stabilimenti di Termomeccanica, O.T.O. Melara, Pertusola e tutta l’attività del porto riprendono solo dopo tre giorni. Molti scioperanti vengono arrestati e successivamente deportati in Germania.


12 marzo: alla stazione di Valmozzola, in provincia di Parma, la banda “Betti” assalta un treno passeggeri catturando militari della GNR, sette dei quali sono fucilati. L’assalto aveva lo scopo, riuscito, di liberare tre giovani catturati alla stazione di Guinadi, partiti per arruolarsi nella banda “Beretta”. Nel combattimento restano uccisi il Comandante Betti e altri tre fascisti, due della GNR e uno della X Flottiglia MAS. Gli altri militari fascisti vengono invece liberati. A Guinadi viene giustiziato il capostazione che aveva fatto da delatore per la cattura dei tre “ribelli”.


14 marzo: sul Monte Barca, nei pressi di Bagnone, militari della X MAS circondano un distaccamento di dodici partigiani appartenenti alla Brigata “37 B”. Tre partigiani rimangono uccisi nello scontro, mentre otto dei nove catturati vengono portati a Valmozzola ed ivi fucilati il 17 marzo. Contemporaneamente la GNR, la Decima Mas ed i tedeschi operano un rastrellamento in alta Lunigiana e nel parmense, uccidendo tre civili a Pontremoli. Durante uno scontro con la X MAS muore il Comandante del Battaglione “Picelli”, Fermo Ognibene. 


Aprile: in alta Lunigiana, per opera di Domenico Azzari, suo cognato Angelo Marini, Nardo Dunchi e Dario Cappellini si forma una banda che comincia ad organizzare i contatti per ricevere dei lanci dagli alleati. Nella banda confluiscono molti militari stranieri, in genere ex-prigionieri fuggiti dai campi di detenzione.  


1 aprile: il gruppo partigiano di Almo Bertolini “Oriol”, sorto da alcuni mesi e operante nella zona di Sassalbo, attacca e disarma il presidio della GNR del Passo del Cerreto.


5 aprile: il tenente Piero Borrotzu, che comandava la banda omonima, muore fucilato a Chiusola, dopo essere stato catturato probabilmente a causa di una delazione. A Pian di Mezzo vengono uccisi sette partigiani appartenenti alla banda dello stesso Borrotzu ed alla “Beretta”.


17 aprile: un gruppo di partigiani della “37 B” attacca e disarma il presidio fascista di Filattiera, composto da militari della GNR.


24 aprile: nella zona di Mommio, vicino Fivizzano, Domenico Azzari e Alfredo Contri organizzano un aviolancio che fornirà di armi e vestiario molte formazioni della Lunigiana. Al recupero del materiale parteciperà anche la popolazione di Mommio. Pochi giorni prima, in circostanze mai del tutto chiarite, Renzo Ferrari “Diavolo Nero” era stato fucilato dai suoi stessi partigiani.

Aprile: viene ucciso a Sarzana Gino Lombardi, comandante dei “Cacciatori delle Apuane”. Doveva trasferirsi con la formazione nell'Alta Lunigiana. Era stato catturato per una spiata dai fascisti. Il compagno Piero Consani, catturato, viene fucilato il 24 aprile.


Maggio: La Spezia viene sottoposta a ripetuti e durissimi bombardamenti alleati che causano decine di morti. La popolazione della città è costretta a cercare rifugio soprattutto nella Lunigiana.


5 maggio: una dura rappresaglia si abbatte sul paese di Mommio durante una vasta operazione di rastrellamento in alta Lunigiana cui prendono parte reparti della GNR della Spezia e di Apuania, della X MAS, della Guardia di Finanza assieme alle truppe naziste della divisione H. Göring. Il paese viene distrutto e circa venti civili sono assassinati.

12 maggio: il centro abitato di Avenza viene pesantemente colpito da un bombardamento alleato. Terribili bombardamenti con decine di morti si ripeteranno nelle zone di Avenza e Marina di Carrara anche nelle settimane successive e molti abitanti lasceranno le proprie case per sfollare soprattutto nei paesi a monte di Carrara.


16 maggio: la formazione apuo-versiliese “Mulargia”, sotto il comando di Marcello Garosi “Tito”, attacca un distaccamento fascista ad Altagnana, sulle montagne massesi. Bilancio: un morto e due feriti tra i fascisti, due feriti tra i partigiani, tra i quali lo stesso Tito ad una gamba. La formazione, dai monti della Versilia, si era spostata nel versante massese dopo aver tentato di raggiungere la formazione di Domenico Azzari in Lunigiana.


18 maggio: Aulla subisce un nuovo pesante bombardamento alleato che causa circa venti morti.


25 maggio: Renato Jacopini, dopo un lungo lavoro di ricerca e contatti, riesce a far ottenere un primo lancio di armi, effettuato sul Monte Ribone, alle formazioni partigiane spezzine. Il lancio è stato coordinato da Domenico Azzari, rintracciato e convinto dallo stesso Jacopini. 


9 giugno: Forno, piccolo paese sopra la città di Massa, viene occupato dalla “Mulargia”, contro il parere degli esponenti del CLN massese. Il tentativo è quello di organizzare una piccola “zona libera”.


10 giugno: Bardi, piccolo centro della Val di Ceno nel parmense, viene occupata e proclamata “zona libera” dalla XII Brigata Garibaldi, un distaccamento della quale era formato da partigiani sarzanesi, comandati da Flavio Bertone “Walter” e con Commissario Politico Paolino Ranieri “Andrea”.

13 giugno: Forno, da poco occupata dalla “Mulargia”, viene attaccata da truppe tedesche supportate da reparti della X MAS. I partigiani, data l’indifendibilità del luogo e l’inferiorità degli armamenti, sono rapidamente battuti, e il Comandante “Tito” muore durante il combattimento. Ripreso il controllo del paese, i nazi-fascisti procedono alla rappresaglia: 68 uomini vengono fucilati.


17 giugno: la Brigata Garibaldi “37 B” assalta il polverificio di Virgoletta, località nei pressi di Villafranca in Lunigiana, prelevando un numero consistente di armi.


23 giugno: i partigiani assaltano il Forte Bastione, costruzione militare ottocentesca situata sulla statale “Spolverina” nei pressi di Fosdinovo. L’assalto viene organizzato con la collaborazione di alcuni militi che si trovavano all’interno e del comandante della guarnigione. La formazione “Mario” (poi “Parodi”) recupera un cospicuo armamento. Lo stesso giorno la banda di Angelo Marini “Diavolo Nero” e Domenico Azzari “Candiani” disarma i fascisti della caserma di Casola di Lunigiana, dopo che nei giorni precedenti aveva già provocato diversi sabotaggi sulle vie di comunicazione dell’alta Lunigiana e costretto alla resa i militi fascisti di stanza a Monzone.  


Luglio: nell’ambito dell’operazione “Wallenstein I”, le formazioni gravitanti nell’alta Lunigiana e nel parmense subiscono un pesante rastrellamento. Molte sono le vittime provocate sia tra i partigiani, che però riescono ad effettuare lo “sganciamento” e a limitare i danni, che tra la popolazione civile. Moltissimi rastrellati subiscono l’arresto e la deportazione nei campi di lavoro in Germania. Sul Monte Barca un gruppo di 14 partigiani appartenente alla Brigata “37 B” viene individuato, circondato, attaccato e tutti vi perdono la vita. La “37 B” si sfalda e dalle sue ceneri nascerà la Brigata Garibaldi “Leone Borrini”, sottratta di alcuni elementi (tra cui Piero Galantini “Federico”) che si sposteranno nel sarzanese per dar vita ad una nuova Brigata. La zona della Val di Taro, da tempo proclamata territorio libero, viene strenuamente difesa dai partigiani della Brigata “Cento Croci” dei fratelli Beretta, che ottiene alcune importanti vittorie ma che è poi costretta a sganciare: è la fine del “territorio libero di Taro”.

7 luglio: il comando tedesco emette un ordine di sfollamento della città di Carrara. Le donne organizzate dai “Gruppi di Difesa della Donna” e dalle forze politiche antifasciste preparano delle manifestazioni di protesta. La più importante avviene l’11 luglio quando un numeroso corteo sfila per le vie centrali della città e si ferma davanti al comando tedesco di via Garibaldi (attuale via 7 luglio) per chiedere il ritiro dell’ordine di sfollamento. Alcune di loro vengono arrestate e liberate nel pomeriggio. 


10 luglio: il maggiore Alfredo Contri e Bruno Bacci “Falco” organizzano un lancio su Monte Grosso, vicino S. Stefano, cui partecipano molte formazioni partigiane della zona. Durante il recupero del materiale i partigiani vengono individuati e attaccati dai tedeschi, e in uno scontro a fuoco “Falco” viene ucciso.


13 luglio: un pesante bombardamento si abbatte su Fivizzano, causando una ventina di morti..


14 – 15 luglio: nella notte una ventina tra gappisti e sappisti carraresi attaccano dei gappisti la

caserma delle Brigate Nere del Colombarotto. L’azione riesce solo in parte ma assume ugualmente un forte valore simbolico agli occhi della popolazione. I gappisti si portano successivamente nella bassa Lunigiana, tra Viano e Casalina, e danno vita al primo nucleo di quella che diverrà la formazione “Ulivi”, comandata da “Memo”.

17 luglio: la teleferica che collega Monzone al Monte Sagro, in quel momento utilizzata dai tedeschi per trasportare i materiali da fortificazione, viene fatta saltare da un gruppo di partigiani guidati da Alfredo Arata “Coniglio”. 


22 luglio: Dante Castellucci detto “Facio”, Comandante della formazione “Picelli”, viene fucilato per ordine di un tribunale partigiano comunista con l’accusa di aver sottratto materiale e denaro da un lancio ricevuto. Sull’esecuzione di “Facio” pesano ancora oggi forti dubbi, non essendo mai stata ricostruita con chiarezza la vicenda.


24 luglio: nello stesso giorno avvengono più attacchi partigiani in diverse zone. A Massa, alcuni partigiani della formazione “Cartolari” catturano il Maggiore della GNR Brignole. A Ceparana il gruppo di “Primula Rossa” Eugenio Lenzi attaccano i magazzini tedeschi facendo venti prigionieri. Infine, durante un’azione di sabotaggio, il gruppo del “Maggiore” Contri si scontra con i tedeschi, che successivamente fucileranno per rappresaglia dieci civili a Canova di Aulla.

25 luglio: nelle prime ore del giorno un aereo alleato, ingannato dal fuoco provocato dal precedente attacco tedesco, effettua un lancio per errore nei pressi di Canova (era destinato alla formazione Bandelloni in alta Versilia). Atterrano anche due italiani, Jack e Red, diventati agenti dei servizi alleati. Il lancio, comprendente molte armi, munizioni, abbigliamento e materiali vari, verrà raccolto inizialmente dai partigiani del “Memo” e distribuito in parte anche ad altre formazioni.


25 – 28 luglio: il coordinamento militare delle formazioni partigiane spezzine viene costituito sotto il Comando Unico della I Divisione Liguria, comandata da Mario Fontana “Turchi” e con Commissario Politico Antonio Cabrelli “Salvatore”.

27 luglio: nella notte tra il 27 e 28 luglio partigiani dei Patrioti Apuani di Massa assaltano il carcere penale alla Stazione. Vengono liberati molti detenuti, fra i quali anche politici, e recuperato molto materiale.

31 luglio: partigiani di Massa tentano un altro assalto al carcere di Massa, ma l’azione, per la presenza di fascisti chiamati a rafforzare la guardia, finisce male e viene ucciso il giovane Giuseppe Minuto. 


2 – 3 agosto: un altro grande rastrellamento colpisce la Lunigiana, in particolare la Val di Vara e l’alta Val di Magra. Ancora una volta numerose sono le vittime sia tra i partigiani che tra i civili. Le formazioni si sganciano, come sempre impossibilitate ad opporre lunga resistenza. (data da f., per me inizio agosto).


3 - 4 agosto: Marciaso, piccola frazione del Comune di Fosdinovo, viene minata e fatta saltare dai tedeschi, come rappresaglia per un assalto che i partigiani della “Ulivi” portarono ad un’autocolonna tedesca nei dintorni del paese, che viene ridotto ad un cumulo di macerie. La popolazione, avvertita, in maggioranza fugge e si salva, ma cinque persone anziane ed inferme più una di passaggio fucilata precedentemente, muoiono nell’esplosione.


7 agosto: in località Tenerano, vicino Marciaso, viene costituita la Brigata Garibaldi “Ugo Muccini”, con l’adesione di tutte le principali formazioni partigiane della zona compresa tra Sarzana, la bassa Lunigiana e Carrara, qui rappresentate dai rispettivi Comandanti e Commissari Politici. Giuseppe Antonini “Andrea”, Comandante della formazione “Cartolari”, è nominato Commissario della Brigata mentre il “Maggiore” Alfredo Contri ne diviene Comandante. Il nome della Brigata viene scelto in onore del combattente antifascista di Arcola caduto nella guerra civile spagnola.


8 agosto: a Regnano viene costituita la Divisione “Lunense”, cui aderisce anche la Brigata “Muccini”, con lo scopo di coordinare l’azione delle Brigate lunigianesi, apuane e garfagnine. Comandante della Divisione sarà il maggiore inglese Anthony Oldham, il Commissario Politico Roberto Battaglia “Barocci”.


12 agosto: una colonna di soldati nazifascisti, in gran parte della XVI Divisione SS “Reichsfhürer”, si dirige verso l’abitato di Sant’Anna di Stazzema. Decine di civili dei paesi circostanti, incontrati lungo la strada, vengono freddati. Giunti in paese i soldati ne massacrano gli abitanti, in  quel momento per la maggior parte donne e bambini. Al termine si conteranno 560 morti.

15 agosto: i fascisti della Brigata Nera di Carrara fucilano nel cortile della Gil il giovane Oreste Lori, dopo un sommario processo, accusato di diserzione e di essere passato coi partigiani.

17 agosto: la formazione “Ulivi” attacca un reparto della XVI Divisione SS “Reichsfhürer”, in quel momento di stanza nel castello Malaspina di Fosdinovo, mentre sta compiendo una serie di razzie di animali e generi alimentari nel paese di Bardine di San Terenzo. Nello scontro, in cui intervengono anche i distaccamenti “Righi” e “Gerini” appartenenti alla Brigata Garibaldi “Muccini”, muoiono 16 tedeschi (più uno che morirà in seguito alle ferite riportate) e il giovane partigiano Renzo Venturini.


19 agosto: la rappresaglia per l’azione di due giorni prima si abbatte sul piccolo nucleo di Valla, dove le SS rastrellano e mitragliano 107 civili, in quella che diverrà nota come la “Strage degli innocenti” per l’alto numero di bambini tra le vittime. Vengono fucilati e impiccati con filo spinato anche 53 ostaggi versiliesi catturati durante l’azione di Sant’Anna di Stazzema. Considerando altre vittime fatte nei dintorni (il giorno precedente era stata uccisa una coppia di coniugi contadini), le vittime arrivano a 170.

20 agosto: nei pressi di Castelpoggio, nel comune di Carrara, i partigiani assaltano una camionetta tedesca uccidendo un soldato e ferendone gravemente un altro.

21 – 22 agosto: come rappresaglia per l’azione di Castelpoggio i tedeschi uccidono 6 civili e incendiano il paese. Due giorni dopo, a villa Fabbricotti, fucilano 6 persone che transitavano dal paese. La violenza nazista su Castelpoggio continuò per altri 15 giorni. In totale furono uccise, dal 21 agosto all’8 settembre, una trentina di persone, tutti civili.


23 – 24 agosto: le Brigate Garibaldi spezzine “Vanni”, “Gramsci” e “Cento Croci” si scontrano con gli alpini della Monterosa nella zona di Albareto, in Val di Taro. Dopo due giorni di scontri a vicende alterne e importanti successi ottenuti dai partigiani, gli alpini sono costretti al ritiro senza essere riusciti nell’accerchiamento previsto dalla loro azione.


24 agosto: i tedeschi uccidono 11 persone alle Guadine di Massa.

24 agosto: un grande rastrellamento nazifascista si abbatte sulle formazioni apuane, e in ogni paese attraversato si contano morti e distruzioni. La ferocia di nazisti e fascisti fa 173 morti nell’orrore della strage di Vinca, dove non vengono risparmiati bambini e donne incinte. Decine di civili vengono barbaramente uccisi in tutta l’area travolta dall’operazione. Centinaia di persone rastrellate dai tedeschi a Carrara e nei paesi circostanti vengono rinchiuse nella caserma Dogali e nel palazzo Infail, dove alcuni sono uccisi mentre si sporgono alle finestre. Per molti dei prigionieri ci sarà il trasferimento nei campi di concentramento in Germania. Le formazioni della “Muccini” sganciano e si dirigono verso le cime, dove attuano una strenua resistenza in quella che diverrà famosa come la “battaglia del Sagro”. In seguito a divergenze sorte circa la conduzione della difesa durante il rastrellamento, la Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” si spacca e ne escono la formazione di Contri, che andrà a formare la Brigata “Lunense” (poi “Carrara II”) e i gruppi sarzanesi che in settembre si ricostituiranno in Brigata Garibaldi “Muccini sarzanese”, sotto il comando di Piero Galantini “Federico”. Comandante della “Muccini apuana” diverrà Giuseppe Antonini “Andrea”.

7 settembre: ai ponti di Vara, nelle cave di Carrara, si ha uno scontro tra i partigiani della “Ulivi” e i fascisti della Brigata Nera. Questi ultimi hanno la peggio e lasciano sul campo 4 morti. 


10 settembre: in diversi punti della città di Massa vengono fucilate 40 persone, tra cui alcuni monaci, che in precedenza erano state prese in ostaggio nella Certosa di Farneta, in lucchesia.

14 settembre: nei pressi della cementeria di Avenza un gruppo di avenzini, partigiani della Cartolari, attacca un automezzo tedesco e lo distrugge. Restano uccisi alcuni militari nazisti.


15 settembre: a seguito dello stanziarsi della linea del fronte (Linea Gotica o Verde) nei pressi della località Cinquale, viene emesso l’ordine di sfollamento nella città di Massa. Gran parte della popolazione trova riparo e accoglienza nella bassa Val di Magra e soprattutto a Carrara, creando una disperata situazione di sovraffollamento.


16 settembre: poco prima di partire alla volta di Marzabotto, i reparti della XVI Divisione SS “Reichsfhürer” entrano nell’abitato di Bergiola Foscalina, sopra Carrara, e massacrano barbaramente 72 civili (ancora una volta per la maggior parte donne e bambini). Lo stesso giorno vengono prelevati dal carcere del castello Malaspina di Massa 159 detenuti, trasportati sulle rive del fiume Frigido, fucilati e sotterrati in un cratere creato da un bombardamento.

18 settembre: una folta pattuglia della “Cartolari” scende dal monte Brugiana a Castagnola per attaccare un fortino tedesco. L’azione finisce tragicamente: muore all’istante un partigiano, un altro viene ferito e morirà dopo alcuni giorni al campo in Brugiana, un terzo (Aldo Salvetti) viene catturato e, dopo essere stato torturato, ucciso il giorno dopo.


19 settembre: viene costituita la Brigata Garibaldi “Ugo Muccini sarzanese”, con Comandante Piero Galantini “Federico” e Commissario Politico Dario Montarese “Briché”. Figura di rilievo e organizzatore della Brigata è l’antifascista di lunga data Paolino Ranieri “Andrea”. La Brigata avrà il suo centro sulle colline tra Sarzana e Fosdinovo e opererà in Val di Magra e nella bassa Lunigiana.


24 settembre: al Torrione, nelle cave sopra Carrara, i partigiani della formazione Elio e quelli della “Ulivi” hanno uno scontro con i tedeschi. Al termine i partigiani conteranno un morto e alcuni feriti, mentre i tedeschi uccisi saranno sei e più di trenta quelli fatti prigionieri 


5 ottobre: Umberto Ricci, fratello del fascista carrarese e fondatore della GNR Renato, viene ucciso a Carrara da un gruppo di partigiani del luogo. La GNR in seguito lascia la città per volontà degli stessi tedeschi.


8 – 10 ottobre: nell’ambito della “I settimana di lotta alle bande” le truppe nazi-fasciste operano un rastrellamento che investe le Brigate della Val di Vara, in particolare la “Vanni”, che nonostante le perdite subite si riorganizzeranno rapidamente.

10 ottobre: Alessandro Brucellaria “Memo” viene nominato Comandante della Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” apuana.


17 ottobre: Gino Menconi, ex confinato politico e figura di riferimento dell’antifascismo e della Resistenza carrarese, muore nel parmense a Bosco di Corniglio, classico luogo di ritrovo delle figure più influenti della lotta partigiana e sede del Comando Unico parmense, circondato e attaccato da alcuni reparti tedeschi. Intanto, a Forno, il CLN di Apuania riconosce alla Divisione Lunense il ruolo di Comando Unico e coordinamento della Resistenza apuolunigianese.

24 ottobre: nei pressi dell’abitato di Bergiola Foscalina le formazioni ”Cartolari” e “Morelli”, aderenti alla Brigata “Muccini” apuana, attaccano un plotone tedesco e gli infliggono molte perdite.


29 ottobre: alla Spezia viene assaltata la caserma della GNR di Migliarina, con quattro morti tra i militi fascisti, e viene catturato un capitano della GNR in pieno centro. Per rappresaglia verranno uccisi dieci partigiani già detenuti come ostaggi.


3 novembre: dieci partigiani della “Muccini” sarzanese, travestiti da tedeschi, tentano di fare irruzione nell’albergo Laurina, nel centro di Sarzana, in quel momento sede delle Brigate Nere. Due fascisti rimangono uccisi durante l’attacco. L’azione comunque fallisce e vi perde la vita il Capitano della Marina Militare tedesca Rudolf Jacobs, collaboratore delle formazioni partigiane.


8 novembre: a Carrara, la mattina dell’8 novembre Giovanni Mariga “Il padovan”, partigiano della formazione Elio, su disposizioni del CPLN e del Comando di Brigata uccide una donna rea di aver fatto la spia e provocato l’arresto di 18 antifascisti nei giorni precedenti. E’ la scintilla che fa esplodere la città. Le formazioni della “Muccini” apuana, nei due giorni successivi, occupano la città. Le due parti, entrambe impossibilitate a tenerne stabilmente il controllo, si incontrano e trovano l’accordo in base al quale Carrara è proclamata come una sorta di “città aperta”. Viene concordato uno scambio di prigionieri, la libertà di movimento in città, sono stabilite le rispettive zone d’influenza, e i tedeschi garantiscono l’approvvigionamento della città.
 


10 novembre:
ad Avenza i tedeschi compiono un’altra strage, mentre la città di Carrara è occupata dalle forze della Resistenza, e uccidono 11 persone, tra i quali alcuni militanti delle Sap. Vengono rastrellati e portati via dai tedeschi anche decine di civili. 


Novembre: la Brigata “Muccini” sarzanese e la “Carrara II” compiono una serie di azioni coordinate. Il 9 attaccano un reparto delle Brigate Nere a Ortonovo, uccidendone molti e facendo diversi prigionieri che successivamente verranno scambiati con alcuni ostaggi, in prevalenza familiari di partigiani. Del 17 è l’incursione all’aeroporto di Luni, dove vengono uccisi tre tedeschi. La IV Brigata Apuana (che di lì a poco assumerà il nome di “Gino Menconi bis” per distinguersi dalla “Gino Menconi” che nascerà a Carrara) aderente alla Divisione Lunense, si ingrandisce con l’entrata di altri distaccamenti e nei mesi successivi organizzerà moltissime azioni in alta Lunigiana, in particolare nelle zone di Fivizzano e Comano. La IV Apuana è comandata da Almo Bertolini “Oriol” e in questo periodo giunge da Reggio Emilia il suo nuovo Commissario Politico Reclus Malaguti “Benassi”.


21 novembre: un vasto rastrellamento investe La Spezia, in particolare il quartiere di Migliarina, causando l’arresto di centinaia di persone molte delle quali saranno deportate nei campi di lavoro in Germania.


22 novembre: la Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” apuana assume il nome di “Gino Menconi”, in onore al leader antifascista ucciso il mese precedente a Bosco di Corniglio.


27 novembre: la Divisione Lunense organizza un’imponente azione militare nella Garfagnana, di concerto con gli alleati. Mentre questi ultimi avrebbero sferrato un attacco frontale, i partigiani delle Brigate aderenti alla Divisione avrebbero dovuto accerchiare dietro le linee il nemico per rompere il fronte. Tutte le formazioni inviano un gruppo di partigiani per partecipare a quello che sembra essere l’attacco risolutivo, ma qualcosa non funziona. All’ultimo momento gli alleati, per ragioni ignote, rinunciano a sferrare l’attacco e i tedeschi hanno facilmente la meglio su un contingente partigiano inferiore per mezzi e numero. In questa azione troveranno la morte decine di partigiani, tra cui il sarzanese Miro Luperi. Il Comandante Oldham ed il Commissario Battaglia, come altri partigiani, passano il fronte e si dirigono verso le zone libere, determinando la fine della Divisione Lunense.


29 novembre – 2 dicembre: nell’ambito della “II settimana di lotta alle bande” dal 29 mattina parte un imponente rastrellamento che coinvolgerà tutta la zona compresa tra Sarzana, la bassa Lunigiana, Carrara e Massa. Si muovono truppe della Whermacht da gran parte dell’Italia settentrionale, coadiuvate da numerosi reparti fascisti della zona nell’accerchiamento di tutto il territorio con un chilometrico cordone umano. Decine di civili sono uccisi, centinaia rastrellati e rinchiusi nelle ex colonie di Marinella in attesa della deportazione. I partigiani della “Muccini” sarzanese e della “Carrara II”, dopo due giorni di scontri, effettuano lo sganciamento e attraversano in massa il fronte. La “Menconi” trova parziale riparo nelle cave di marmo, ma subisce gravissime perdite. Il rastrellamento si conclude il 2 dicembre a Massa e dopo di esso la Resistenza del territorio impiegherà diverse settimane, in alcuni casi mesi, a riprendersi e riorganizzarsi.

15 dicembre: un folto gruppo di partigiani dei Patrioti Apuani e della Fulgor mentre rientra a Massa sono attaccati dai tedeschi nella zona del passo del Pitone. Mentre cercano rifugio fra i crepacci dell'Altissimo, nella discesa verso Campiglia incappano nelle mine. Gli uomini in testa Andrea Marchini, Flavio Cortesini e Ireneo Mignani cadono subito e muoiono, il comandante Vinci rimane ferito gravemente, mentre i superstiti raggiungono Antona. Il giorno dopo parte una squadra per recuperare i morti e soccorrere eventuali feriti e di nuovo perde la vita su una mina Francesco Antolini, mentre Alfredo Mosti (Sementa) vi lascia una gamba.


20 dicembre: viene riorganizzata militarmente la Resistenza spezzina, con la costituzione della I Divisione “Monte Picchiara”, che comprende il Raggruppamento Garibaldi e la Colonna Giustizia e Libertà, e la II Divisione “Cento Croci”. Il coordinamento delle due divisioni rientra nella IV Zona Operativa comandata dal Colonnello Mario Fontana “Turchi” e con Commissario Tommaso Lupi “Bruno”.

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