Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani
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La Linea Gotica occidentale


Fin dall’8 settembre 1943, data di pubblicazione dell’armistizio firmato da Badoglio con gli Alleati, era chiaro che la Linea Gotica occidentale sarebbe stato uno dei teatri più cruenti della Resistenza. Le barriere naturali costituite dall’appennino tosco-emiliano, dalle Alpi Apuane, dalle vallate della Garfagnana e della Lunigiana sarebbero state scelte da Adolf Hitler quale ultimo baluardo per la difesa del Terzo Reich, prima della lunga e rapida traversata della Pianura Padana. Così, mentre le altre linee di fronte organizzate lungo la penisola italiana (Gustav, Bernardht, etc.) cedettero dopo sanguinose ma brevi battaglie, facendo retrocedere i tedeschi alla velocità di un esercito in fuga, sulla Linea Gotica l’avanzata alleata si fermò per mesi, dall’autunno del ’44 fino alla Liberazione.

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Questa situazione ebbe le sue principali ripercussioni, oltre che sul conflitto europeo che spostò il suo baricentro sui fronti orientale e occidentale, sulla popolazione delle province di Massa Carrara (allora Comune di Apuania) e La Spezia: da quando i tedeschi adottarono la tattica della terra bruciata cominciarono tutte quelle operazioni, stragi di civili, bandi di sfollamento, rastrellamenti e deportazioni, utili a conseguire l’obiettivo di creare immense zone spopolate. Le uniche persone cui era consentito fermarsi nella zona erano gli uomini che avevano accettato, forzatamente o meno, l’impiego di lavoro nell’organizzazione tedesca TODT che stava costruendo le opere di difesa (fortini, muraglie, etc.) i cui resti ancora oggi si possono vedere sparsi sul territorio. Se i tedeschi non riuscirono a conseguire quest’obiettivo il merito va tutto alle Brigate partigiane ed alla popolazione civile, ossia alla Resistenza apuana e lunigianese: alle azioni di sabotaggio che impedirono, ad esempio, la costruzione di una postazione da mortaio sul Monte Sagro (dal quale si domina la costa tirrenica da Livorno alla Spezia), facendo saltare la teleferica delle cave di marmo adibita in quel momento al trasporto dei materiali bellici; alla rivolta delle donne di Carrara che con una manifestazione decisa e imponente affrontarono le truppe nazifasciste ed ottennero la revoca del bando di sfollamento della città; alla guerriglia che tramite assalti continui e mirati tormentava le vie di comunicazione interna tra fronte e retrovie tedesche, rendendo difficili i rifornimenti. Fu grazie a queste donne e questi uomini se nell’aprile 1945 gli alleati entrarono nelle città già libere, con migliaia di soldati tedeschi arresisi e catturati dai partigiani, e l’Italia poté avere la dignità di una nazione liberata, ma anche libera.

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