Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani
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Fino al cuore della rivolta



Storia
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1943
 

1943


8 - 9 settembre:
le forze militari tedesche hanno già stabilmente occupato i paesi e le città del territorio. Dalla Spezia a Carrara e in tutta la Val di Magra i militari italiani sbandano, si danno alla fuga o vengono disarmati dai tedeschi. La flotta della Marina Militare, nelle sue componenti principali (le 3 corazzate Roma, Italia e Vittorio Veneto, 3 incrociatori e 8 cacciatorpediniere) salpa dalla base navale della Spezia per sfuggire alla cattura. A Carrara gli Alpini della divisione “Val di Fassa” ingaggiano scontri a fuoco con le truppe tedesche, aiutati anche da molti abitanti della città, prima di prendere la via della montagna. Si hanno i primi caduti della Resistenza: il tenente degli alpini Giovanni Montolli, il sottotenente di artiglieria Pietro Chiesa e alcuni civili. Nel frattempo Gino Menconi, Dante Isoppi e Giovanni Bernardi si recano al Distretto militare di Massa a chiedere le armi per le squadre antifasciste, senza ottenerle. Si stavano formando i primi gruppi “ribelli”.

17 settembre: i tedeschi effettuano a Marina di Carrara un primo rastrellamento di cittadini che vengono portati dentro il recinto della colonia marina "Vercelli" in località Paradiso e da lì trasferiti in Germania. 

Settembre: a Carrara si costituisce un “Comitato di salute pubblica” con la partecipazione di esponenti di varie forze politiche, embrione del futuro Cln. Sulle montagne apuane, intanto, si vanno formando i primi gruppi “ribelli”. Nella Lunigiana interna, per opera soprattutto dell’ex confinato politico Edoardo Bassignani “Ebio” si va organizzando l’embrione della nascente Brigata “37 B”, che diverrà dal luglio ’44 Brigata Garibaldi “Leone Borrini”. Nella “37 B” è presente un consistente nucleo, comandato da Piero Galantini “Federico”, che un anno dopo costituirà la Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” sarzanese grazie all’opera di organizzazione dell’antifascista di lunga data Paolino Ranieri “Andrea” e di Flavio Bertone “Walter”, entrambi rientranti dal parmense dove parteciperanno all’esperienza della “zona libera” di Bardi.

Ottobre: continuano a formarsi i primi gruppi partigiani lunigianesi. Una banda di “ribelli”, guidata da Primo Battistini “Tullio”, si stanzia a Monte Grosso, tra Santo Stefano e Aulla. Un altro gruppo si forma a Torpiana. Alla Spezia si va formando un gruppo di uomini, tra i quali Giulio Bottari, Renato Jacopini, Vero Del Carpio, Cino Tornabuoni, Alfredo Contri, che lavorano alla creazione di un’organizzazione antifascista di coordinamento dei vari gruppi nascenti sulle colline circostanti, da Vezzano Ligure alla Val di Vara e lo zerasco.

23 ottobre: Domenico Azzari, ex radiotelegrafista della MMI entrato in contatto con gli Alleati nella zona tra Napoli e Salerno, viene paracadutato nella zona di Casola in Lunigiana, suo paese natale, col compito di entrare in contatto e organizzare le prime bande ribelli formatesi nella zona. Con lui viene lanciata una ricetrasmittente, grazie alla quale “Candiani” (suo nome di battaglia) organizzerà numerosi lanci per il rifornimento di armi, vestiario e alimenti. Da questo momento tutte le principali bande e formazioni apuolunensi tenteranno, e spesso otterranno, di mettersi in contatto con Azzari.

Novembre: Domenico Azzari, attraverso suo cognato Marini, entra in contatto con un gruppo di giovani azionisti di Carrara. Gino Menconi, ricercato dai fascisti, lascia Carrara e si sposta a Firenze, chiamato dal centro regionale del suo partito.

6 novembre: il colonnello Giuseppe Pagano viene arrestato a Massa. Pagano, che era uno dei più importanti architetti italiani, ha con sé un taccuino sul quale sono annotati molti nomi di antifascisti: nelle settimane successive verranno arrestati altri esponenti del primo Cln, tra i quali i socialisti Dante Isoppi e Giovanni Bernardi e il cattolico Alberto Bondielli.

1 dicembre:
la città di Aulla, in Lunigiana, subisce un pesante bombardamento alleato che provoca 32 morti.

13 dicembre: i gappisti sarzanesi colpiscono il commissario fascista Michele Rago, ferendolo.

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