Archivi della Resistenza - Circolo Edoardo Bassignani
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Fino al cuore della rivolta



Storia
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1945

1945


18 gennaio:
gli aerei alleati sorvolano e bombardano il centro abitato di Carrara, causando gravissimi danni soprattutto tra Via Roma e Via Groppini. Si contano all’incirca 70 morti, non si contano i feriti. A Carrara, in quel momento, non erano presenti consistenti reparti nazifascisti.

23 gennaio: la Brigata Garibaldi “Gino Menconi”, i Patrioti Apuani e la rinata Brigata “Lunense” (o “Carrara II”) si riuniscono nella Divisione Apuana, al cui comando viene nominato Dante Isoppi. Da ora e per tutto febbraio e marzo si intensificheranno i viaggi oltre le linee da parte dei principali esponenti della Brigata e del CLN ai fini di esortare e organizzare l’avanzata alleata, nonché di coordinare le azioni della Resistenza con quelle alleate.

25 - 26 gennaio: visita di Benito Mussolini in Lunigiana, con soste sia a Pontremoli che a Villafranca di Lunigiana.

20 – 27 gennaio: un altro rastrellamento investe il territorio spezzino. Le truppe nazi-fasciste accerchiano tutta la zona della Val di Vara e lo zerasco, avanzando da ogni direzione. I partigiani ripiegano e limitano le perdite ma molti rimangono catturati, uccisi, feriti o congelati nella neve.

3 febbraio: i fascisti della “Monte Rosa” entrano nel piccolo paese di Merizzo, Comune di Villafranca di Lunigiana, luogo di nascita della Brigata Garibaldi “Leone Borrini” (già “37 B”) e centro dalla grande tradizione antifascista. Durante il tentativo di fuga, viene rafficato alle spalle Edoardo Bassignani “Ebio”, fondatore della “Borrini”, in quel momento Ispettore di zona per il PCd’I, ex confinato politico durante il ventennio e punto di riferimento per la Resistenza apuolunigianese, che così perde uno dei suoi primi organizzatori.

26 febbraio: scontro a fuoco tra partigiani della “Borrini” e della “IV Apuana” con un gruppo di bersaglieri italiani e soldati tedeschi a Monti di Licciana. Dopo ore di combattimento si conteranno un morto tra i partigiani, sei morti e una decina di prigionieri tra nazisti e fascisti, che hanno la peggio e sono costretti alla ritirata.

Fine febbraio: il Commissario Politico della IV Brigata Garibaldi Apuana “Gino Menconi bis”, il reggiano Reclus Malaguti “Benassi”, viene costretto dalla missione alleata di Rigoso, per mezzo di un ordine di cattura fondato su accuse mai provate, ad abbandonare il ruolo e fuggire verso Carrara per trovare rifugio presso la sede del CPLN ed il Comando della Divisione Apuana.

2 marzo: nella notte, in uno stabile di Via Groppini a Carrara, vengono catturati da parte di un reparto della Marina Militare tedesca alcuni dei principali esponenti della Resistenza locale, tra cui “Memo”, “Briché”, Giuseppe Garella e “Benassi”. I tedeschi tentano immediatamente un attacco alle formazioni partigiane, credendole senza guida e quindi allo sbando, ma queste li attendono e li circondano presso il bacino marmifero di Fantiscritti. A sera avviene lo scambio di prigionieri.

20 marzo: a Massa, presso il Palazzo Ducale il Comandante dei Patrioti Apuani Pietro Del Giudice incontra il Comando tedesco ai fini di trovare compromessi su questioni quali passaggio del fronte e sfere reciproche d’influenza.

Inizio aprile: comincia l’attacco della 92° divisione americana alla Linea Gotica occidentale. L’avanzata è accompagnata da reparti formati dai partigiani che avevano oltrepassato il fronte nei mesi precedenti. Le Brigate partigiane operanti nelle zone ancora occupate, di concerto, cominciano a sabotare sistematicamente le vie di comunicazione e di fuga verso nord, per ostacolare la difesa e la ritirata tedesca. 

7 aprile: diversi scontri tra le truppe tedesche e le Brigate “Borrini” e IV Apuana “Gino Menconi bis” in Lunigiana, in particolare nella zona di Licciana Nardi e Villafranca di Lunigiana. L’obiettivo dei tedeschi è quello di garantirsi le vie di collegamento verso la pianura Padana, in vista della ritirata, ma i partigiani riescono ad ostacolarne efficacemente i piani.

8 aprile: gli alleati, avanzando sia da Azzano in Garfagnana sia da sud lungo la costa, entrano a Montignoso e si dirigono verso Massa. In Lunigiana continua l’attività delle formazioni partigiane volta ad ostacolare la ritirata tedesca, con le Brigate “Beretta” della Divisione Cisa che attaccano i presidi tedeschi lungo le linee ferroviarie di collegamento con l’Emilia Romagna, infliggendo loro ingenti perdite.  

10 aprile: le truppe alleate e i partigiani entrano nella città di Massa, ormai liberata ma ancora sottoposta a forti cannoneggiamenti dai fortini di Punta Bianca e Bocca di Magra.

11 aprile: è il giorno dell’entrata degli alleati a Carrara, città già liberata dall’occupazione nazifascista da diversi mesi.

12 aprile: il comando della IV Zona Operativa ligure dispone l’interruzione della Via Aurelia nel tratto della Val di Vara, azione durante la quale i partigiani subiranno numerose perdite. Viene attaccato con successo il presidio della GNR di Borghetto Vara. I tedeschi, ormai in ritirata, fanno saltare alcuni polverifici della Lunigiana.

15 aprile: durante un tentativo di attacco alla città occupata di Pontremoli, i partigiani della IV Zona Operativa ligure subiscono il contrattacco tedesco e sono costretti alla ritirata.

18 aprile: la risalita da Carrara verso la bassa Lunigiana, lungo la direttrice della strada statale “Spolverina”, è rallentata dalla strenua resistenza tedesca. Il reggimento nippoamericano (NISEI), accompagnato e guidato da gruppi di partigiani, ingaggia feroci battaglie, anche corpo a corpo, presso le trincee tedesche. I fortini militari di Punta Bianca, Bocca di Magra e Monte Marcello, che avevano cannoneggiato su tutta la zona per l’intera durata della guerra di resistenza, sono bombardati e resi inutilizzabili.

19 aprile: l’avanzata a valle è ormai giunta nei pressi della città di Sarzana, con i tedeschi che arretrano sistematicamente lungo la direttrice dell’Aurelia, mentre sulle colline proseguono le battaglie soprattutto nei dintorni di Fosdinovo, nella direzione della statale che collega alla Lunigiana, cui partecipano attivamente i partigiani di tutte le Brigate della zona. Particolarmente feroce la battaglia di Monte Nebbione, vicino al Passo del Cucco.

22 aprile: gli scontri nella bassa Lunigiana volgono ormai a favore degli alleati, e tedeschi e fascisti si ritirano disordinatamente verso la Lunigiana interna, dove cominciano ad essere intercettati dalle Brigate “Borrini” e IV Apuana. Lungo la direttrice litoranea, da sud, l’avanzata arriva ormai alle porte della Spezia, con i partigiani della IV Zona che occupano il territorio e circondano la città nella quale è proclamato lo stato d’assedio.

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