FABIO BARONI
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Il diritto di Vinca alla giustizia - 2009/08/05 18:34
Ho inviato per il secondo anno al Sindaco Zubbani una lettera come quella di quest'anno, che segue. La risposta, negativa e inutilmente pesante diffusa alla stampa, non la comprendo (se qualcuno vorrà la invierò). Essa si somma alla chiusura avuta, nel 2008, dall'ANPI (cui sono iscritto) e dalla Fiap. Vogliamo discutere davvero di cosa accadde a Vinca? Vinca ha diritto alla verità e alla giustizia?
dott. Fabio Baroni
Segue la lettera:
Regnano, 25.07.2009
LETTERA APERTA AL SINDACO ANGELO ZUBBANI
Egregio Signor Sindaco,
troppo sbrigativamente Lei ha inteso chiudere, lo scorso anno, la questione della mia richiesta di Sue scuse, a nome della Città di Carrara, alla popolazione di Vinca con l’articolo “Chiedere scusa? E perché?” apparso sulla stampa. Purtroppo non si può chiudere così.
Perciò, data la grave serietà della questione, sono costretto a porLe nuovamente la richiesta, corredandola con qualche dato in più. Le riporto una citazione dalla Sentenza sulla strage di Vinca, data a Perugia, il 21 marzo1950: “La sera del 23 agosto 1944 giunse a Carrara un ufficiale delle SS germaniche, il quale (…) conferì col colonnello Giulio Lodovici, federale di Carrara e vicecomandante di quella brigata nera, all’uopo convocato per telefono. Al Lodovici, reduce da un’azione contro partigiani al Ponte di Vara, fu chiesto se era disposto a partecipare ad un’altra azione ed egli rispose affermativamente”. Questa nota mostra come un’altissima, forse la maggiore autorità “reale” (e non formale, come altre) in Carrara abbia convalidato e appoggiato con un centinaio di uomini (esperti, fra l’altro, in fatti simili) l’azione. E, lo volesse o meno il Lodovici, l’azione si tradusse nella strage di Vinca. Ma il Processo di Perugia documenta altresì che gli atti più brutali e orrendi -e più tristemente noti- quali il tirassegno con un bimbo in fasce, lo sventramento di una donna incinta, gli stupri hanno sempre visto protagonisti questi italiani, in massima parte carraresi. E’ una macchia, Signor Sindaco, che va lavata. E l’unico che è chiamato a farlo è Lei, a nome di una città italiana democratica, che si vergogna, oggi, dell’infamia di quei suoi figli, e intende ripudiare quelle persone e quei fatti. Le sue scuse –come quelle di Willy Brandt o di Papa Giovanni Paolo II agli ebrei- sono un atto di grande civiltà e sono certo che Lei, con coraggio e responsabilità, sarà a Vinca il 24 agosto 2009 per porgerle ufficialmente, con il Suo Gonfalone.
Le sue scuse, infine, Signor Sindaco, sono un fatto simbolico, unico e primo, in Italia: sono il momento altamente democratico in cui una Città italiana riconosce che i massacratori, durante quella guerra, qui e altrove, non furono solo i tedeschi ma furono anche altri italiani, un popolo che non è tutto di “brava gente”.
Egregio Signor Sindaco, mi consideri a Sua completa disposizione per ogni chiarimento.
Riceva i miei distinti saluti.
Dott. Fabio Baroni
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